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Opa Suez, per Enel sarà

Marzo 13th, 2006 by Luigi Palamara

enel.jpgMILANO. Enel trarrà comunque beneficio da un’eventuale offerta su Suez indipendentemente dal suo risultato. E’ quanto sostiene Merrill Lynch in uno studio in cui prevede un forte incremento dell’utile per azione se l’opa dovesse riuscire ed un sostanziale allentamento della pressione regolatoria sulla società se l’opa dovesse fallire. “Secondo quanto emerge dalle comunicazioni dell’azienda e dalla stampa - si legge nello studio - Enel sarebbe sul punto di adottare un’azione clamorosa lanciando un’offerta da 50 miliardi di euro per l’acquisizione di Suez. I potenziali ostacoli non sono trascurabili ma se l’offerta avrà successo e sarà lanciata al giusto prezzo, l’acquisizione di Suez potrebbe portare ad una crescita sostanziale dell’utile per azione di Enel, grazie all’ingresso in nuovi mercati “.
Se invece l’offerta non dovesse avere successo, secondo Merrill Lynch “si potrebbe avere un forte allentamento dei rischi regolatori di Enel sul mercato interno come risposta diretta alla formazione ed al rafforzamento dei ‘campioni nazionali’ in Francia ed in Spagna.

E’ anche possibile che la combinazione tra la frustrazione apparente di Enel per la fusione Suez-Gdf e la polemica politica che questa operazione ha sollevato possa portare ad una forte posizione negoziale dell’Enel che potrebbe facilitare il suo ingresso nei mercati della Francia e del Belgio”.
Dal punto di vista del titolo, Sottolinea il broker, “Enel ha già sottoperformato il settore (di circa il 30%) dall’inizio del 2005 con la società che ha scontato le preoccupazioni per l’andamento dei margini nel lungo termine. Sebbene qualsiasi operazione di acquisizione di Suez sarà probabilmente costosa e complessa, riteniamo che il potenziale downside legato a questa sia limitato e che possa essere uno stimolo strategico. Non solo, ma un’offerta riuscita al prezzo giusto potrebbe rappresentare un punto di svolta per il titolo Enel”. Merrill lynch ipotizza un’opa a 38 euro per azione (oggi Suez viaggia intorno ai 33,9 euro) interamente in contanti con un costo dell’indebitamento attestato intorno al 6%.

L’operazione, secondo il broker, dovrebbe prevedere poi cessioni di asset per 20,3 miliardi di euro nel biennio 2007-2008 pari ad un ebitda di 2,8 miliardi nel 2007 e di 3,1 miliardi nel 2008. L’offerta dovrebbe portare l’indebitamento di enel ad un multiplo di 5 volte l’ebitda per poi scendere a 4 volte l’ebitda una volta compeltato il piano di dismissioni. Una tale crescita del gearing dovrebbe portare, secondo Merrill Lynch, il rating di Enel (a+) “giù di due o tre scalini ad a- o bbb+ lasciando la società sempre in un territorio investment grade”.

Dopo la vicenda Enel-Suez, che ha aperto interrogativi sul mercato europeo, il ministro dell’economia, Giulio Tremonti e il cancelliere dello scacchiere, Gordon Brown, stanno lavorando per cercare una soluzione per far ripartire il mercato comune contro le barriere protezionistiche. Di questo si è parlato nell’incontro tra i due ministri che si è appena concluso a Londra e che si è protratto per circa un’ora. “Non è stato un incontro di routine, ma un incontro che sta su una linea di contatti molto frequenti e positivi. Abbiamo le stesse visioni sul mercato, su cosa deve essere e cosa non deve essere”, ha detto Tremonti. Tremonti e Brown, dopo il bilaterale di oggi, si vedranno nuovamente domani, a Bruxelles, in occasione dell’Ecofin, che si occuperà anche del caso dell’energia e più in generale di ‘mercato’. “Domani, all’Ecofin - ha riferito Tremonti - ci sarà una posizione inglese e una italiana. Ho l’impressione che saranno molto simili”. Alla domanda se si possa parlare di ‘asse’ italo-inglese, Tremonti ha detto che “non si può parlare di asse, perchè la parola porta sfortuna. Con Gordon Brown stiamo cercando una posizione europea e non bilaterale. Abbiamo parlato del presente e del futuro del mercato europeo. Il mercato Ue - ha concluso il titolare di via xx settembre deve essere aperto alla circolazione delle persone, delle merci e del capitale. Non deve fare un passo indietro e diventare solo un’area di libero scambio”.

Fonte: Espresso

 


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